Miami Heat-Cleveland Cavaliers 104-111 LeBron James vince la sfida con Dwyane Wade e Cleveland (6-3) espugna Miami con il sesto successo nelle ultime sette gare. Per gli Heat (6-2=, avanti solo una volta in tutta la sera e traditi da un 7/22 da tre, è il primo k.o. dopo 3 vittorie. Wade firma 36 punti, ma come l’amico-rivale (34) aggiusta dalla lunetta (15/21 per Flash, 16/18 per James) una brutta serata al tiro. LeBron però firma i punti che contano, gli 8 finali di Cleveland che spengono la rimonta di Miami. “Ha chiuso la partita con un killer-instinct su entrambi i lati del campo” ha detto coach Mike Brown degli ultimi canestri di James. Sotto gli occhi di Michael Jordan le due squadre danno vita a un primo quarto spettacolare che Cleveland chiude avanti 35-33. Sono i due O’Neal ad illuminare l’inizio: Shaq firma 6 punti in 3’ e porta Cleveland sull’11-4, Jermaine raggiunge quota 8 a metà parziale tenendo Miami in scia. Il duello James-Wade si accende a 3’36” dalla sirena: LeBron in penetrazione sbaglia il suo quinto tiro di fila, Flash risponde con una schiacciata in faccia a Varejao per un’azione da tre punti che porta avanti Miami 21-19. James firma il 31-26 Cavs col suo primo canestro su azione a 1’04” dalla sirena, Wade pareggia sul 33 con una tripla a -4”, ma LeBron in extremis fa finire avanti i suoi. Le squadre rallentano il ritmo con le riserve in campo. Cleveland è a +7 (55-48) a -2’11”, ma Wade e Beasley (24 punti, massimo stagionale) riportano sotto gli Heat. Ci pensano James e Williams a portare gli ospiti sul 62-57 dell’intervallo, dove l’Mvp in carica arriva con 19 punti e 6 assist l’idolo di casa con 16 e 3 palle perse. Miami torna a contatto grazie a Chalmers in avvio di ripresa, ma non riesce a pareggiare incassa un 9-2 che porta gli ospiti sull’80-72. I Cavs trovano da Williams (5 triple) e Hickson (18 punti, massimo in carriera) i punti che valgono il 92-84 alla terza sirena. Complice un digiuno da canestro su azione di oltre 6’ degli Heat, gli ospiti arrivano fino al +11 (95-84) con Hickson. Nove punti di Wade portano Miami a -4 (103-99) a 3’ dalla fine, ma James sigla i canestri che mettono al sicuro la vittoria dei Cavs. Miami: Wade 36 (6/15, 3/6), Beasley 24, J. O’Neal 15. Rimbalzi: J. O’Neal 9. Assist: Chalmers 6. Cleveland: James 34 (6/16, 2/4), Williams 25, Hickson 18. Rimbalzi: Moon 6. Assist: James 7.
Los Angeles Lakers-Phoenix Suns 121-102 Kobe Bryant e Andrew Bynum ridimensionano Phoenix regalando ai campioni in carica la settima vittoria in otto esibizioni. Los Angeles approfitta dei troppi errori dei Suns (8-2), irriconoscibili dal campo da dove tirano con un misero 36,5% (38/104 con 8/23 dall’arco), e si prende il successo grazie ai 29 punti dell’Mvp delle Finali 2009 e ai 26 (13/18) con 15 rimbalzi del centro. I Lakers affondano Phoenix con i punti nell’area colorata (78-48), mentre la brutta serata dei Suns è sottolineata da Jason Richardson e Amar’e Stoudemire, due delle armi offensive più pericolose a disposizione di coach Alvin Gentry che insieme producono un misero 4/24 dal campo (per J-Rich 0/5 da tre). Steve Nash è l’unico dei titolari (42 punti per il quintetto iniziale dei Suns) ad andare in doppia cifra con 13 punti, anche se il canadese non aiuta i compagni come fa di solito (appena 5 assist, viaggia a 12,6 di media a gara). Per i Suns è il primo k.o. dopo quattro vittorie consecutive. I Lakers spezzano l’equilibrio a 8’30” dalla prima sirena, infilando un break di 10-2 con 6 punti di Bryant che porta la gara sul 16-8. Odom allunga a 11 (24-13) il vantaggio dei padroni di casa a 3’04” dal termine del primo quarto, ma 4 punti in fila permettono a Phoenix di riportarsi sotto 24-31. Gli ospiti (17/52 dal campo nel primo tempo) si riavvicinano con un 7-2 in avvio di secondo quarto, ma i Lakers volano a +12 (49-37) con Bynum a 4’41” dal riposo. Grant Hill firma il 45-51, poi i padroni di casa infilano un 8-0 che vale il 45-59 all’intervallo, dove Bryant arriva con già 19 punti a referto e Bynum con 16 più 9 rimbalzi. Los Angeles allunga ancora nella prima parte del terzo quarto, con un break di 15-0 in 2’ (6 punti di Josh Powell) che vale l’80-55 a 5’37” dalla terza sirena e chiude virtualmente la partita. Nel lungo garbage time, in cui Phil Jackson fa riposare i titolari in vista della sfida di stanotte a Denver, Phoenix sprofonda anche a -27 (107-80 con una tripla di Shannon Brown a 7’ dalla fine) prima di tornare sotto quota 20 punti di divario. LA Lakers: Bryant 29 (10/17, 3/4), Bynum 26, Powell 14. Rimbalzi: Bynum 15. Assist: Farmar 8. Phoenix: Dudley 14 (4/9, 1/3), Nash 13, Clark 10, Amundson 10. Rimbalzi: Amundson 9. Assist: Nash 5.
Orlando Magic-New Jersey Nets 88-72 Dwight Howard formato difensore dell’anno consente a Orlando (7-3) di battere New Jersey. Superman aggiunge 5 stoppate a 26 punti e 12 rimbalzi, condannando i Nets alla nona sconfitta, nonostante la prima tripla doppia in carriera dell’ex Rafer Alston (17 punti, 10 rimbalzi e 10 assist). “Abbiamo giocato tutti meglio in difesa – commenta Howard -. Il mio lavoro è quello di cancellare gli errori degli altri e stavolta l’ho fatto”. Orlando trema per colpa di un 29,6% da tre, di un 14/25 dalla lunetta e di una panchina ridotta a soli tre elementi in cui Jason Williams (9 punti) è l’unico a trovare il canestro. New Jersey affonda segnando appena 30 punti nella ripresa, tirando col 33,3% dal campo e 5/16 dall’arco. I Nets però restano in partita per tutto il primo tempo, chiuso sul 42 pari dopo essersi ritrovati avanti 36-26, perché alle prodezze di Howard (20 punti nei 24’ inaugurali) risponde Alston. I padroni di casa spezzano l’equilibrio nella seconda metà del terzo quarto, scappando sul 61-52 con un break di 9-0. Gli ospiti ricuciono con Simmons iniziando l’ultimo quarto da 56-62, ma Orlando parte 16-6 nei primi 3’ con 7 punti di Carter (altro ex fino a quel punto poco efficace) e per i Nets è notte fonda. Orlando: Howard 26 (10/14), Pietrus 16, Carter 14. Rimbalzi: Barnes 13. Assist: Barnes 5. New Jersey: Alston 17, Simmons 15, Hassell 13. Rimbalzi: T. Williams 12. Assist: Alston 10
Philadelphia 76ers-Utah Jazz 90-112 Due matricole e Carlos Boozer (24 punti e 12 rimbalzi, sesta doppia doppia stagionale) trascinano Utah (4-5) alla vittoria su Philadelphia (4-5). Senza Deron Williams, tornato a Salt Lake City per ragioni personali, e con solo 9 giocatori disponibili, coach Jerry Sloan lancia in quintetto le matricole Eric Maynor e Wesley Matthews. Il primo ripaga con 13 punti e 11 assist, il secondo con 16 punti e un 3/4 dall’arco, migliore da fuori in una squadra con sette giocatori sopra quota 13 punti. “Senza Deron dobbiamo tutti impegnarci di più – ha detto Boozer -. Ma di fronte a questi due rookie bisogna togliersi il cappello”. I Sixers perdono 44-33 la sfida a rimbalzo (13 offensivi) e tirano male sia da tre (5/18) che ai liberi (17-23). Dopo un primo quarto equilibrato, Utah scappa a metà del secondo, infilando un 11-2 con Millsap che vale il 54-44 a 4’ dal riposo. I Sixers affondano con un 7/19 dal campo nel parziale, che vale il 64-50 dell’intervallo con Utah trascinata da 14 punti di Matthews e altrettanti di Millsap. Philadelphia non reagisce, anzi consente ai Jazz di dilatare a 92-69 il vantaggio, complice un break di 8-0 e 4’08” di digiuno da canestri. Kirilenko da tre porta a 26 il vantaggio ospite in avvio di ultimo parziale e la sfida va in archivio. Philadelphia: Young 17 (7/9, 1/1), Kapono 12, Igoudala 11, Brand 11. Rimbalzi: Igoudala 7. Assist: Igoudala 10 Utah: Boozer 24 (11/16), Matthews 16, Okur 15, Millsap 15. Rimbalzi: Boozer 12. Assist: Maynor 11.
New Orleans Hornets-Portland Trail Blazers 78-86 Portland non si ferma più: a New Orleans centra la quinta vittoria di fila che aggiorna a 6-3 il record. Per gli Hornets (3-7) il debutto in panchina di Jeff Bower si trasforma in un incubo a causa dell’infortunio di Chris Paul, che corona la peggior gara della stagione (3 punti con 1/8 dal campo) slogandosi la caviglia sinistra alla fine del terzo quarto (almeno 10 giorni di stop). Portland trova 20 punti e 13 rimbalzi da LaMarcus Aldridge, tira col 37.9% dal campo (2/13 da tre), ma surclassa 60-40 gli avversari a rimbalzo (20 offensivi). Bower fa esperimenti con la formazione di New Orleans dando fiducia alle matricole Marcus Thornton e Darren Collison, che lo ripagano con il career high. Ma a preoccupare è il quintetto, che escluso West (15 punti e 10 rimbalzi), produce appena 19 punti con 6/29 dal campo. Si segna poco nel primo tempo, chiuso dagli ospiti avanti 37-33 con Paul a bersaglio solo una volta dalla lunetta. Portland piazza un 9-0 in avvio di ripresa con Miller e arriva sul 46-33 a 9’33” dalla sirena, New Orleans non riesce a riprendersi e viene spedita a -16 da Przybilla a 3’04” dalla fine del terzo quarto. L’infortunio di Paul toglie ai padroni di casa ogni speranza di rimonta. “E’ sempre bellissimo vincere fuori casa” ha commentato Brandon Roy dopo il match New Orleans: Thornton 20 (6/10, 2/5), Collison 18, West 15. Rimbalzi: West 10. Assist: Paul 8. Portland: Aldridge 20 (10/19), Roy 15, Miller 12. Rimbalzi: Aldridge 13. Assist: Roy 6.
Boston Celtics-Atlanta Hawks 86-97 La bella serata di Joe Johnson permette ad Atlanta di espugnare il Garden di Boston aggiornando a 7-2 il proprio bottino stagionale. “Avevamo bisogno di battere una grande fuori casa per aumentare la fiducia in noi stessi” ha commentato coach Mike Woodson. I Celtics (8-2), che perdono Pierce per quasi tutto il terzo quarto a causa di una contusione al ginocchio sinistro, si arrendono a una giornata orribile dall’arco (1/15) e sotto canestro (29-47 con 16 rimbalzi offensivi concessi agli avversari), con i Big Threes e Perkins unici in doppia cifra. Atlanta invece sogna con i 24 punti del suo uomo simbolo, aiutato dai 18 dalla panchina di Jamal Crawford, che valgono la vetta solitaria della Southeast Division. Gli Hawks partono meglio portandosi sul 14-6 a metà primo parziale, ma Boston torna in scia e sorpassa sul 25-24 con la sua unica tripla di giornata (firmata Wallace) in avvio di secondo quarto. I Celtics vanno al riposo avanti 42-41 e in avvio di terzo quarto piazzano un 6-0 con Pierce, break subito recuperato da Atlanta. Gli ospiti sono sul 72-70 ad inizio ultimo quarto, e in 3’ piazzano una corsa di 10-2 che vale la doppia cifra di vantaggio. Boston non reagisce e finisce anche a -12 (88-76 a 4’44” dalla fine firmato da Bibby). Boston: Pierce 24 (8/12, 0/4), Garnett 14, Perkins 14. Rimbalzi: Perkins 9. Assist: Rondo 9. Atlanta: Johnson 24 (8/18, 1/3), Crawford 18, Josh Smith 14. Rimbalzi: Horford 13. Assist: Bibby 6.
Minnesota Timberwolves-Dallas Mavericks 77-89 Basta un super terzo quarto di Dirk Nowitzki a Dallas per sbarazzarsi di Minnesota e volare a 6-3 in stagione. Il tedesco, dopo un primo tempo da 5 punti e 5 rimbalzi, si sveglia dopo un accenno di rissa con l’ex compagno Ryan Hollins e il play Jonny Flynn, infilando 15 punti con 7/9 al tiro, 5 rimbalzi e 3 stoppate per portare Dallas da 50-40 a 73-52 e meritarsi il riposo nell’ultimo parziale. “A volte devi scegliere le tue battaglie – ha commentato Flynn dopo la gara -. Non bisogna mai svegliare il gigante che dorme ma lasciarlo dormire per tutta la partita”. Minnesota (1-9) non deve prendersela solo con Nowitzki per la nona sconfitta consecutiva: gli uomini di Kurt Ramblis, che oltre a Kevin Love devono fare a meno anche di Al Jefferson, volato al funerale della nonna, trovano una serata da 32,6% dal campo (29/89), la peggiore della stagione, e da 59,3% ai liberi. Dallas, senza l’infortunato Josh Howard, scappa per la prima volta negli ultimi 4’50” del primo tempo con un break di 13-2 orchestrato da Terry, Marion e Nowitzki, unici in doppia cifra, che vale il 44-33 all’intervallo. Dopo il riposo il tedesco da solo mette in piedi la fuga decisiva e Minnesota non riesce più a rientrare. Minnesota: Flynn 11 (4/7, 1/2), Brewer 10, Jawai 10, Gomes 10. Rimbalzi: Pavlovic 10. Assist: Flynn 4. Dallas: Nowitzki 20 (7/12, 1/3), Marion 15, Terry 12. Rimbalzi: Nowitzki 11. Assist: Kidd 6.
Sacramento Kings-Houston Rockets 109-100 Lo show di Jason Thompson, ben supportato da Tyreke Evans e Beno Udrih, fa volare Sacramento (5-4), che contro Houston (5-4) centra la quarta vittoria consecutiva, impresa in cui i Kings non riuscivano dal 2007/2008. Il secondo anno che fu 12ª scelta al draft 2008 firma la quinta doppia doppia di fila con 27 punti (massimo in carriera) e 11 rimbalzi, di cui ben 9 offensivi, in una serata in cui i Kings tirano col 53,3% da tre e surclassano gli avversari a rimbalzo (54-35). Grande spettacolo nel primo quarto, chiuso sul 30 pari con Trevor Ariza già a quota 13 e Tyreke Evans a 12 con 4 rimbalzi e un assist. Sacramento prosegue anche nel secondo parziale, forte di una netta superiorità sotto canestro (32-13 dopo i primi 24’) e trova da Udrih e Thompson (12 punti a testa nel parziale, con la guardia che colpisce 4 volte dall’arco) i punti per andare al riposo avanti 63-52, con Scola che riesce a tenere Houston in scia. I Rockets infilano un 19-7 ad inizio ripresa e sorpassano con l’argentino sul 71-70 a 5’09” dalla sirena, ma i Kings nel finale ricostruiscono 5 punti di margine (82-77). Gli ospiti arrivano a una tripla di distanza (94-97) con Battier a 3’57” dalla fine, ma prima vengono ricacciati indietro da quattro punti di Nocioni, poi ci pensano Evans e Thompson a chiudere i conti. Sacramento: Thompson 27 (9/15), Udrih 22, Evans 20. Rimbalzi: Thompson 11. Assist: Evans 4, Udrih 4. Houston: Ariza 28 (6/9, 4/12), Battier 23, Scola 20. Rimbalzi: Scola 9. Assist: Brooks 5, Ariza 5.
Denver Nuggets-L.A. Lakers 105-79 Capolavoro al Pepsi Center. Denver (7-3) strapazza i Lakers (7-2) con un terzo quarto stellare, in cui concede appena 8 punti ai campioni in carica ponendo fine alla loro serie di sei vittorie consecutive. Melo Anthony è l’eroe della serata con 25 punti, 12 dei quali nel parziale capolavoro, aiutato dai 20 punti dalla panchina di J.R. Smith. Los Angeles paga una brutta serata al tiro (35,2% dal campo, 28% da tre), sottolineata dal 4/20 del terzo quarto. Unica attenuante: il match casalingo di 24 ore prima contro i Suns. Coach Phil Jackson riconosce i meriti dei Nuggets: “Non c’è dubbio che sono una delle tre-quattro squadre migliori a Ovest”. Ospiti avanti 28-26 dopo i primi 12’. Denver infila un 12-2 a metà secondo quarto che vale il 47-41 a 4’36” dalla sirena, ma i Lakers si riportano sotto con 7 punti in 2’30” di Kobe (arrivato a 19) e chiudono il tempo con due punti da recuperare (56-58). Dopo la pausa è capolavoro Nuggets, che tengono senza canestri Bryant e costringono i Lakers a 6 palle perse. I Nuggets volano con 7 punti di Anthony (limitato dai falli nel primo tempo) e sono sul 68-56 dopo 4’ di ripresa. Ospiti a -10 (60-70) con Walton a metà parziale, poi 3’ di digiuno fanno scappare i padroni di casa a +15 (77-62). I Lakers non segnano negli ultimi 2’30” e Denver può correre ancora arrivando alla sirena avanti 87-64. A Phil Jackson basta per arrendersi: titolari in panchina nell’ultimo quarto e i Nuggets controllano senza problemi, arrivando anche a +29 (100-71) con Anthony a 7’18” dalla fine. Denver: Anthony 25 (11/19, 0/1), Smith 20, Nené 13, Lawson 13. Rimbalzi: Andersen 11. Assist: Billups 8. LA Lakers: Bryant 19 (6/14, 1/3), Bynum 19 (8/13), Odom 14. Rimbalzi: Bynum 15. Assist: Artest 6.
Washington Wizards-Detroit Pistons 103-106 Ben Gordon e Charlie Villanueva regalano ai Pistons (5-4) la terza vittoria consecutiva con 54 punti in due. Washington (2-7) va k.o. per la sesta volta di fila, nonostante il ritorno dall’infortunio di Mike Miller (20 punti dopo uno stop di tre partite) e i 20 punti di Earl Boykins, il play di 165 centimetri approdato nella capitale per riempire i vuoti lasciati da qualche infortunio di troppo. Detroit scappa anche a +13 nel primo quarto (27-14) grazie a 13 punti di Villanueva, ma Washington riesce ad accorciare nel secondo (55-47 al riposo) con 11 punti di Boykins. I Wizards sorpassano sul 64-63 con un 17-8 nei primi 4’ della ripresa (8 punti di Arenas), poi scappano a +10 (76-66) con un 10-0 firmato Blatche. I padroni di casa però segnano solo due punti negli ultimi 2’50” del terzo parziale e consentono a Detroit di tornare a -2 (78-80) con 7 punti di Bynum. Il copione si ripete nel quarto conclusivo: Washington è avanti 95-89 a 5’04” dalla sirena, ma prima della fine trova un solo canestro dal campo (tripla di Arenas a 2” dalla fine) e i Pistons, guidati da 6 punti di Gordon, festeggiano la vittoria. “La cosa che mi piace di questa squadra è che non molla mai” ha detto a fine gara la guardia. Washington: Miller 20 (3/4, 4/7), Boykins 20 (6/10, 1/2), Arenas 19. Rimbalzi: Blatche 11. Assist: Arenas 10. Detroit: Gordon 29 (5/13, 5/8), Villanueva 25, Bynum 20. Rimbalzi: Stuckey 9. Assist: Bynum 6.
Atlanta Hawks-New Orleans Hornets 121-98 Gli Hawks (8-2) sono la migliore squadra di tutta l’Nba in condominio con Phoenix dopo aver rifilato a New Orleans la terza sconfitta consecutiva, la seconda dell’era Jeff Bower. Gli Hornets (3-8) devono rinunciare a Chris Paul, sostituito in quintetto dalla matricola Darren Collison (10 punti e 4 assist). Atlanta invece si gode le tre stelle che l’hanno trascinata alla quarta vittoria consecutiva: Joe Johnson (27 punti), Jamal Crawford (21 uscendo dalla panchina) e Josh Smith (17 punti e altrettanti rimbalzi, seconda doppia doppia stagionale). “Non volevamo mettere in imbarazzo nessuno – dice Crawford quasi scusandosi con gli avversari -. Hanno un nuovo coach e sono senza il loro uomo migliore: ne stanno passando molte in questo periodo”. Stojakovic prova a tenere in partita New Orleans nel primo quarto con 15 punti, ma gli Hawks scappano e arrivano a +10 (65-55) a fine primo tempo con Johnson già a quota 16. Gli ospiti galleggiano tra i 10 e i 15 punti di distacco per tutto il terzo quarto, ma a 8’47” dalla sirena riescono a riportarsi sotto 89-95. Atlanta però infila un 16-0 in quattro minuti e chiude definitivamente i conti. Atlanta: Johnson 26 (8/13, 2/3), Crawford 21, Bibby 17, Josh Smith 17. Rimbalzi: Josh Smith 17. Assist: Johnson 7. New Orleans: Stojakovic 25 (6/8, 4/9), Brown 13, Thirnton 12. Rimbalzi: West 12, Okafor 12. Assist: Brown 7.
Charlotte Bobcats-Portland Trail Blazers 74-80 Portland (8-3) centra la sesta vittoria consecutiva imponendosi in casa di Charlotte (3-6), arrivata invece al quarto k.o. consecutivo. Brandon Roy è l’eroe della serata con 25 punti (sesta volta in stagione sopra quota 20) mascherando il 5/20 dall’arco dei suoi. Charlotte invece tira col 36,6% dal campo e 8/14 ai liberi, non riuscendo ad approfittare dei 16 rimbalzi offensivi concessi dagli avversari. Dopo un primo quarto chiuso sul 18 pari, i padroni di casa infilano un 10-0 che vale il 28-20 a 7’24” dal riposo. I Bobcats però chiudono il quarto tirando 1/13 e i Blzers ne approfittano per correre 18-2, grazie anche a 9 punti di Roy, e andare all’intervallo avanti 38-30. “Una volta messo il primo canestro ho trovato il ritmo giusto, e questo ha aiutato anche i miei compagni” ha detto la star dei Blazers. I padroni di casa scivolano anche a -16 (51-35) in avvio di ripresa, ma riescono a riportarsi sul 51-55 alla terza sirena. Portland però ricaccia sempre indietro i rivali e nel finale trova da Fernandez i liberi della tranquillità. Charlotte: Diaw 21 (8/15, 1/3), Wallace 12, Bell 11. Rimbalzi: Chandler 8, Wallace 8. Assist: Felton 4, Diaw 4. Portland: Roy 25 (8/15, 1/1), Miller 15, Aldridge 11. Rimbalzi: Roy 7, Aldridge 7, Fernandez 7. Assist: Roy 5.
Indiana Pacers-Boston Celtics 113-104 Una serata da 29 punti di Danny Granger e il massimo in stagione di Dahntay Jones (25) regalano a Indiana (4-3) la quarta vittoria consecutiva, impresa che i Pacers centrano per la prima volta dall’aprile 2008. Boston (8-3) incassa invece la seconda sconfitta consecutiva dopo quella contro Atlanta, concedendo per la terza volta in stagione più di 90 punti: quando è successo i Celtics hanno sempre perso. Coach Rivers ritrova Paul Pierce dopo la contusione al ginocchio che l’aveva limitato contro Atlanta, ma il capitano non sta bene e si vede, visto che tira 4/10 dal campo e non riesce a contenere Granger. “Sono stato un danno per noi specialmente in fase difensiva – ammette -. Ero sempre almeno un passo indietro e mi prendo le mie responsabilità”. Indiana chiude i primi 12’ sul 27-26, ma Boston fa meglio nel secondo parziale e all’intervallo è avanti 61-52, con Allen (14) e Garnett (11) già in doppia cifra, mentre Granger è arrivato a quota 20. Indiana ricuce ed è avanti 84-79 alla terza sirena. Le due squadre sono sull’88 pari a 9’37” dalla fine quando i Pacers infilano un 19-8 che vale il primo vantaggio in doppia cifra della serata (107-96). I Celtics non riescono a rientrare e perdono la prima gara in trasferta della loro stagione. Indiana: Granger 29 (2/7, 6/9), D. Jones 25, Watson 12. Rimbalzi: Rush 8. Assist: Watson 7. Boston: Allen 24 (6/12, 2/6), Pierce 15, Garnett 15. Rimbalzi: Perkins 13. Assist: Rondo 4, Allen 4, Pierce 4.
Miami Heat-New Jersey Nets 81-80 Serve una tripla di Dwyane Wade a un decimo di secondo dalla fine per consentire a Miami (7-2) di battere New Jersey, unica squadra ancora con lo zero nella casella vittorie dopo la 10a sconfitta consecutiva. Flash aggiunge a 22 punti (22a gara consecutiva con almeno 20 punti a referto) 8 rimbalzi, 6 assist e altrettanti recuperi, nonostante sia costretto a giocare spesso come play per l’infortunio che priva coach Spoelstra di Chalmers dopo appena 4’45” di gara. Splendido anche Udonis Haslem, 28 punti e 12 rimbalzi uscendo dalla panchina in una serata in cui Marcus Beasley va in difficoltà, tirando 3/17 dal campo. New Jersey, con soli 8 uomini disponibili, centra un break di 13-4 a cavallo tra primo e secondo quarto, e a 8’57” dalla sirena si ritrova avanti 25-19. Miami (senza l’infortunato Jermaine O’Neal) però ricuce e va al riposo avanti 40-38 col canestro a 2” dall’intervallo di Haslem. Le due squadre si rincorrono per tutta la ripresa, tanto che nel solo ultimo quarto ci sono 17 cambi al comando. Richardson acciuffa la parità sul 78 con una tripla a 25” dalla fine, ma a 4” dalla sirena Brook Lopez regala il vantaggio a New Jersey. Miami sceglie Wade per l’ultimo possesso e ottiene la vittoria. “Avevamo disegnato la giocata per spianargli la strada verso canestro e andare ai supplementari– dice Spoelstra del tiro decisivo -. Ma quando ho visto che si prendeva il tiro da tre ho capito che preferiva vincere”. Miami: Haslem 28 (12/20), Wade 22, Richardson 13. Rimbalzi: Haslem 12. Assist: Wade 6. New Jersey: Hassell 17 (5/12), Lopez 17 (8/18), Douglas-Roberts 16. Rimbalzi: Lopez 9. Assist: Alston 3.
Cleveland Cavaliers-Utah Jazz 107-103 Anche in una serata non esaltante LeBron James sa comunque essere decisivo. L’Mvp in carica si limita a 6/15 dal campo con 21 punti (a cui però aggiunge 9 assist e 6 rimbalzi), ma firma gli ultimi 8 di Cleveland, compresa l’azione da tre punti che a 28” dalla fine regala ai padroni di casa un vantaggio di 103-101 su cui i Cavs (7-3) costruiscono la quarta vittoria consecutiva. “Ogni volta che abbiamo la possibilità di vincere mi dico che è arrivato il momento di condurre la squadra al successo – spiega LeBron -. E’ per questo che sono qui. Vivo per momenti come quelli, non mi spaventano affatto”. Senza l’infortunato Shaquille O’Neal, ad aiutare LeBron ci pensano Mo Williams e JJ Hickson (20 punti, nuovo massimo in carriera). Utah (4-6), ancora senza Deron Williams e con una rotazione ridotta praticamente a 7 elementi (Fesenko, l’ottavo, gioca appena 4’), mette paura alla Quicken Loans Arena con Carlos Boozer (25 punti) e la matricola Eric Maynor, che in una sola notte segna quasi più punti (24, nuovo massimo in carriera) delle sette partite precedenti. Cleveland tocca i 10 punti di vantaggio (20-10) già a metà parziale, e si presenta alla prima sirena avanti 34-22. I Cavs arrivano anche a +16 con 8 punti di Moon in apertura di secondo quarto, ma Utah torna in partita con un break di 11-0 e va al riposo sotto 54-59. I Jazz completano la rimonta nel quarto parziale, andando per la prima volta avanti sul 97-96 a 1’56” dalla sirena, quando Boozer chiude dalla lunetta una corsa di 8-0. Gli ospiti ci credono, ma a riportarli sulla terra ci pensano gli 8 punti (6 dalla lunetta) di LeBron. Cleveland: James 21 (6/12, 0/3), Williams 21 (8/13, 1/5), Hickson 20. Rimbalzi: James 6, Ilgauskas 6. Assist: James 9. Utah: Boozer 25 (9/16), Maynor 24, Matthews 13, Okur 13, Kirilenko 13. Rimbalzi: Okur 12. Assist: Brewer 5, Kirilenko 5.
Chicago Bulls-Philadelphia 76ers 94-88 Una buona prestazione di squadra, con 6 giocatori con almeno 14 punti, consente ai Bulls (5-4) di battere Philadelphia (4-5) e interrompere una serie di due sconfitte di fila. “Ne avevamo bisogno – dice Loul Deng -, specialmente ora che ci aspettano 6 gare di fila a Ovest”. Per i Sixers si tratta del quinto k.o. nelle ultime sette esibizioni, in cui gli uomini di Eddie Jordan sono riusciti a battere solo New Jersey, affrontata due volte. Allo United Center non sono bastati i 24 punti di Andre Iguodala, complice una panchina battuta 9-33 da quella avversaria. Gli ospiti sono 20-6 dopo 5’39” di gara con Chicago limitata a 3/12 dal campo, ma i Bulls infilano un 16-0 che li riporta in partita, anche se è Philadelphia ad andare al riposo in vantaggio (51-50) grazie a 13 punti di Young. L’equilibrio regge fino all’ultimo quarto quando i padroni di casa, avanti 63-59 alla terza sirena, aprono con un 19-6 che vale l’82-65 a 5’40” dalla conclusione. I Sixers tornano a -5 con la tripla di Carney a -57”, ma Salmons e tre volte Hinrich dalla lunetta mettono al sicuro la vittoria di Chicago. Chicago: Deng 19 (7/15, 0/1), Hinrich 19 (4/7, 2/3), Rose 14, Salmons 14, Noah 14, Miller 14. Rimbalzi: Noah 12. Assist: Hinrich 7. Philadelphia: Iguodala 24 (6/10, 3/6), Williams 20, Young 16. Rimbalzi: Dalembert 12. Assist: Iguodala 6.
Memphis Grizzlies-Minneosta Timberwolves 97-87 Una doppia doppia da 17 punti e 16 rimbalzi (massimo in carriera eguagliato) di Marc Gasol permette a Memphis (2-8) di interrompere a sette la propria serie senza vittorie, prolungando a 10 quella di Minnesota (1-10). A dare una mano al centro spagnolo dei Grizzlies ci pensano Mayo e Gay con 19 punti a testa. “Per noi è una vittoria molto importante – commenta Lionel Hollins, coach di Memphis -. Minnesota era una squadra in difficoltà come noi, quindi c’era l’opportunità di vincere”. I padroni di casa vincono 46-36 la sfida a rimbalzo ottenendone ben 12 offensivi, con le due squadre in difficoltà dall’arco visto che combinate arrivano a 3/29. I Twolves mandano 5 giocatori in doppia cifra, compreso Jonny Flynn (10) che però tira appena 5/14 dal campo. Match bloccato sul 45 pari all’intervallo, con Memphis che ha 11 punti da Gay e 10 da Gasol ma nessuno da Randolph (0/5 dal campo). I padroni di casa cominciano da 68-63 l’ultimo quarto, ma grazie a un break di 15-6 sono sull’83-69 a 6’32” dalla fine. I TWolves tornano a -7 (90-97) a 2’ dalla sirena, ma Memphis non concede spazio alla rimonta ospite. Memphis: Mayo 19 (5/10, 2/4), Gay 19 (7/14, 0/3), Gasol 17. Rimbalzi: Gasol 16. Assist: Conley 7. Minnesota: Brewer 16 (7/18, 0/1), Gomes 15, Hollins 15. Rimbalzi: Hollins 8. Assist: Hollins 8.
Milwaukee Bucks-Golden State Warriors 129-125 Brandon Jennings nell’Olimpo dell’Nba. L’ex play di Roma illumina il Bradley Center di Milwaukee con 55 punti, fermandosi a tre soli dal record assoluto per le matricole messo a referto dal mito Wilt Chamberlain nel gennaio del 1960. Jennings, primo giocatore della storia a saltare il college per giocare da pro in Europa, regala a Milwaukee (5-2) la quarta vittoria di fila e la miglior partenza dal 2005. Il 20enne di Compton, California, è già entrato nella storia della franchigia, cancellando Kareem Abdul-Jabbar dalla voce “record di punti nell’anno da rookie” ed è diventato il terzo Bucks a segnare almeno 50 punti in una partita. Golden State (3-6), demolita 46-31 a rimbalzo con ben 15 rimbalzi offensivi concessi, incassa la seconda sconfitta in tre gare, resa più amara dall’infortunio al tendine rotuleo del ginocchio sinistro di Kelenna Azubuike, rimediato scivolando sul parquet dopo appena 2’57”. Golden State è avanti 30-21 nel primo quarto, in cui Jennings rimane a secco. Milwaukee tocca anche il -13, ma trascinata da 10 punti del suo play e dai 13 di Bogut chiude il primo tempo sotto 49-57. E’ nel terzo parziale che va in scena il “Brandon Jennings show”: la matricola infila 29 punti nei 12’ dopo il riposo, tirando 12/13 dal campo con l’unica conclusione sbagliata a 6” dalla sirena. Grazie alle sue magie i Bucks ricuciono lo strappo e si ritrovano con 9 punti di vantaggio (92-83) all’inizio dell’ultimo parziale. Golden State torna avanti trascinata da Maggette (21 punti nel quarto conclusivo) e a 2’44” dalla fine è sul 115-114, ma Jennings ha ancora energie e negli ultimi 134” infila altri 10 punti che tengono al sicuro i Bucks. Milwaukee: Jennings 55 (14/26, 7/8), Bogut 19, Bell 14. Rimbalzi: Mbah-a-Moute 12. Assist: Bell 6. Golden State: Ellis 26 (8/15, 3/4), Maggette 25, Jackson 21. Rimbalzi: Randolph 6. Assist: Jackson 5.
San Antonio Spurs-Oklahoma City Thunder 98-101 Un’altra serata con almeno 25 punti di Kevin Durant, la sesta consecutiva, consente a Oklahoma City (5-4) di espugnare San Antonio (4-4) e di centrare la seconda vittoria di fila. Agli Spurs serve a poco il ritorno in quintetto di Tim Duncan e Tony Parker: le due star segnano insieme 39 punti (l’ala ci aggiunge 10 rimbalzi, il play 5 assist), ma oscurano Richard Jefferson, 26,5 punti di media senza gli altri due, limitato a 4 punti con 1/4 dal campo. Durant invece non è il solo a far volare i Thunder: Jeff Green centra la seconda doppia doppia stagionale con 21 punti e 10 rimbalzi, Russell Westbrook la quarta aggiungendo 11 assist a 19 punti. Il miglioramento rispetto alla passata stagione, quando la vittoria numero 5 arrivò il 6 gennaio, è evidente. “Ne abbiamo parlato tra noi – ha confidato Durant -. Siamo davvero contenti, e se continueremo a lavorare così chissà dove potremmo arrivare”. Il primo quarto si chiude 25 pari, ma nel secondo gli Spurs scappano arrivando anche a +10 (46-36) prima di chiudere sul 53-46. Duncan ha già 14 punti. Oklahoma cambia passo nel terzo quarto con 9 punti di Westbrook, e alla sirena è avanti 78-74. San Antonio arriva sul 90-91 con Parker a 3’39” dalla fine, ma sbaglia i successivi 5 tiri dal campo consentendo a Oklahoma di costruire un cuscinetto che arriva anche a 6 punti di margine e regge fino alla fine. San Antonio: Duncan 22 (9/14), Hill 18, Parker 17. Rimbalzi: Duncan 10. Assist: Ginobili 6. Oklahoma City: Durant 25 (6/16, 0/2), Green 21, Westbrook 19. Rimbalzi: Green 10. Assist: Westbrook 11.
Detroit Pistons-Dallas Mavericks 90-95 Faticando e rischiando di andare al supplementare Dallas (7-3) si prende a Detroit (5-5) la quarta vittoria nelle ultime cinque partite. “Sapevamo che ci avrebbero dato battaglia e così è stato – ha commentato Rick Carslile, coach dei Mavs -. Siamo fortunati ad esserne usciti vivi”. Nowitzki segna 25 punti, 19 dei quali nella ripresa, la matricola francese Rodrigue Beaubois trova il massimo stagionale con 14 punti (6/6 dal campo) e Drew Gooden, promosso titolare dopo il malore che ha colpito Eric Dampier (finito in ospedale per accertamenti, ma non si tratta di nulla di grave), una doppia doppia da 11 punti e altrettanti rimbalzi. I Pistons, con Rodeny Stuckey e Will Bynum in grande forma, pagano invece una delle peggiori gare della carriera di Ben Gordon, 5 punti e 1/16 dal campo, che a 2” dalla fine sbaglia la tripla del possibile pareggio. Gli ospiti chiudono avanti 22-18 il primo quarto, ma Stuckey firma 9 punti in apertura di secondo parziale e i Pistons all’intervallo sono avanti 46-40. Nowitzki si sveglia dal suo torpore (6 punti e 3/10 dal campo nel primo tempo) e lancia Dallas con un 13-4 (6 punti del tedesco) che chiudere il terzo quarto sul 71-66. Detroit però non molla e nel finale torna a contatto da -8 (89-81 a 2’30” dalla fine): Bynum accorcia sul 93-90 a 29” dalla sirena, i Pistons scelgono Gordon per l’ultimo tiro ma l’ex Chicago si conferma in giornata no e Dallas può festeggiare. Detroit: Stuckey 28 (11/18, 1/2), Bynum 27, Villanueva 13. Rimbalzi: Villanueva 10, Wallace 10. Assist: Bynum 3. Dallas: Nowitzki 25 (11/25, 0/2), Beaubois 14, Marion 11, Gooden 11. Rimbalzi: Gooden 11. Assist: Kidd: 7.
Oklahoma City Thunder-Los Angeles Clippers 93-101 I Clippers (4-7) sopravvivono al ciclone Kevin Durant e tornano da Oklahoma City con la prima vittoria dopo tre sconfitte. La stella dei Thunder (5-5) imperversa con un massimo stagionale da 40 punti (18 nel terzo quarto per annullare 12 punti di svantaggio), ma la seconda scelta al draft 2007 è supportata solo da Westbrook in una squadra che fa girare tanto palla sul perimetro ma che raramente si prende la responsabilità del tiro. E quando lo fa sbaglia, come dimostrano il 33/85 dal campo e il 3/20 dall’arco. Anche i Clippers si affidano ai solisti Chris Kaman, Baron Davis e Al Thornton, unici in doppia cifra, capaci di decidere una gara con 25 cambi al comando e 18 parità con un break di 9-0 nei 2’ finali. Kaman infila 10 dei primi 15 punti degli ospiti, avanti 26-23 alla prima sirena nonostante anche Durant arrivi in doppia cifra. I Clippers allungano con un 11-3 chiuso da Rush che vale dieci punti di vantaggio (42-32), ridotti a 8 dai padroni di casa all'intervallo. Davis porta i Clippers a +13 in avvio di ripresa, poi Durant comincia il suo show (6/7 dal campo e 6/6 ai liberi nel parziale) e aiutato da 9 punti di Westbrook regala ai suoi il 76-75 alla terza sirena. I Clippers restano attaccati, Westbrook sigla l’ultimo canestro Thunder a 1’59” dalla fine, poi il break conclusivo e 5 tiri sbagliati da Oklahoma fanno volare Los Angeles. “Abbiamo combattuto – ha detto Scott Brooks, coach dei Thunder -, solo che non è bastato”. Oklahoma City: Durant 40 (12/21, 2/4), Westbrook 17, Krstic 10. Rimbalzi: Westbrook 9. Assist: Westbrook 7. LA Clippers: Kaman 25 (10/15), Davis 24, Thornton 20. Rimbalzi: Camby 9. Assist: Davis 6.
Los Angeles Lakers-Houston Rockets 91-101 La miglior gara della carriera di Aaron Brooks (33 punti) consente a Houston (6-4) di uscire con una vittoria dallo Staples Center targato Lakers. Per i campioni in carica la seconda sconfitta consecutiva arriva al termine di un match stregato, in cui i Lakers (7-3) tirano col 38,1% dal campo, vengono surclassati 60-38 da una squadra che gioca con un centro titolare alto 198 centimetri e hanno solo 18 punti dalla panchina, su cui siede anche Pau Gasol, seppur in abiti civili (potrebbe tornare ad allenarsi in settimana). Persino Kobe Bryant, limitato dal riacutizzarsi di un fastidio all’inguine che lo aveva costretto a saltare tre allenamenti la scorsa settimana, firma solo 18 punti (minimo stagionale) con 5/20 dal campo: nelle ultime due sconfitta ha messo insieme 18,5 punti di media (viaggia a 31,4) tirando con un complessivo 12/37. Le uniche note positive vengono da Bynum (settima doppia doppia in 8 gare giocate) e Artest, che stravince la sfida tra ex con Ariza, incappato in un 2/12 dal campo. Hayes firma il primo canestro della serata, poi Los Angeles scappa con un 16-0 al quale l’ex Houston contribuisce con 8 punti. Per i campioni il match sembra in discesa, ma Brooks con 12 punti riporta sotto gli ospiti (29-23 alla sirena). I Rockets hanno 13 punti da Andersen nel quarto che precede il riposo, e sorpassano sul 44-43 prima di tornare negli spogliatoi sotto di due (54-52). Lakers sul 65-61 a 7’03” dalla terza sirena con un gioco tre punti di Bryant, poi un 25-8 (Los Angeles tira 2/13 dal campo con 4 palle perse) manda la gara in archivio sull’86-73 a 10’13” dalla fine. LA Lakers: Artest 22 (5/11, 3/5), Bynum 21, Bryant 18. Rimbalzi: Bynum 11. Assist: Odom 6. Houston: Brooks 33 (6/12, 5/11), Andersen 19, Landry 15. Rimbalzi: Landry 10. Assist: Lowry 8.
Atlanta Hawks-Portland Trail Blazers 99-95 dts Non basta un Rudy Fernandez glaciale quando conta. Atlanta (9-2) supera ancora Portland (8-4), dopo la vittoria in trasferta dello scorso 3 novembre, interrompendo così una striscia di sei vittorie consecutive dei Blazers e vincendo entrambi i confronti stagionali contro la franchigia dell'Oregon per la prima volta dopo il campionato 1996-97. Soprattutto, pero', i ragazzi di coach Woodson sono ora in testa alla Southeast Division. “Dopo aver giocato i playoff nelle ultime due stagioni, questi ragazzi vanno in campo con una consapevolezza diversa: sanno di potersela giocare con tutti”, dice il coach. Gli fa eco Josh Smith: “Oggi abbiamo sempre lottato, in passato magari non avremmo vinto una partita di questo tipo”. E c'era da lottare, perché lanciati dalla tripla di Rudy allo scadere del primo quarto (28-20), i Blazers hanno toccato anche il +12 (con Aldridge, 32-20), costringendo Atlanta a una gara in rimonta. Ci ha pensato Horford a suonare la carica, con 7 punti consecutivi a cavallo degli ultimi due quarti (62-67 a 9'44" dalla fine), ma non sono bastati poi i 18 punti della coppia Smith-Johnson nell'ultimo quarto per vincere, perché è arrivato ancora Fernandez, con la tripla allo scadere per il pareggio. Nel supplementare lo spagnolo mette altre due triple, ma stavolta non bastano a lui: Johnson si scatena con 8 punti e l'assist per la schiacciata del 95-89 di Josh Smith che chiude il discorso a 24 secondi dalla fine. Atlanta: Johnson 35 (10/24, 3/7, 6/6 tl), Smith 20, Horford 15. Rimbalzi: Smith 16. Assist: Bibby 9. Portland: Fernandez 19 (3/6, 4/6, 1/1 tl), Aldridge 18, Roy 17. Rimbalzi: Roy e Aldridge 9. Assist: Blake 11.
Orlando Magic-Charlotte Bobcats 97-91 C'era Stephen Jackson in campo per Charlotte, fresco di firma dopo lo scambio con i Golden State Warriors. Soprattutto, però, c'era Rashard Lewis per Orlando, dopo aver scontato la sua sospensione di 10 partite per aver violato il programma antidroghe della Nba. Nessuno dei due, in questa sorta di ballo dei debuttanti (seppur in due contesti diversi) si è vergognato a tirare, male peraltro: 4/14 dal campo per Jackson, 4/15 per Lewis con 0/6 da fuori (che sarebbe la sua specialità), ma lo stesso ex giocatore di Seattle ha ammesso di aver bisogno di ritrovare il ritmo della partita. Al di là di questo, però, i temi interessanti sono stati due: la serata strepitosa di Ronald “Flip” Murray, che ha tenuto praticamente da solo in partita gli ospiti, e i sette uomini in doppia cifra per Stan Van Gundy, che stavolta doveva rinunciare a Marcin Gortat (influenza). I Bobcats (3-7) non concretizzano il 60% dal campo dei primi due quarti, andando al riposo semplicemente sul +2 (52-50), e mentre Murray si sforza di tenerli in vita nell'ultimo quarto (10 punti in 5' per andare da -11 a -2, 87-85 a 3'35" dalla fine), i Magic (8-3) distribuiscono bene i tiri e alla fine trovano la giocata del campione per decidere il match. Ci pensa il più importante tra i nuovi arrivi estivi, Vince Carter: palleggio, arresto e tiro da tre punti in allontanamento per il 93-87 a 53 secondi dalla fine, poi i tiri liberi dello stesso Carter e di Jameer Nelson sigillano il risultato. Orlando: Nelson 16 (3/4, 2/6, 4/6 tl), Carter 15, Howard 14. Rimbalzi: Howard 11. Assist: Nelson 5. Charlotte: Murray 31 (11/17, 2/6, 3/6 tl), Diaw 21, Jackson 13. Rimbalzi: Wallace e Jackson 9. Assist: Felton 5.
Milwaukee B.-Dallas Mavericks 113-115 dts Stavolta le magie di Brandon Jennings non sono bastate ai Bucks (5-3) per vincere. Di fronte c'era un Dirk Nowitzki in versione MVP, che – baciato anche dalla fortuna – ha messo gli ultimi quattro punti di Dallas (8-3) per vincere la partita allo scadere del tempo supplementare. Il match si è deciso punto a punto quando, però, Dallas lo aveva sostanzialmente controllato per due quarti, scappando via con un parziale di 19-2 a cavallo del secondo e del terzo quarto per condurre 74-56, malgrado la distorsione alla caviglia occorsa a Shawn Marion nel secondo periodo di gioco. Qui, però, i Bucks hanno iniziato a scaldare le mani: arrivano infatti sette triple per i padroni di casa (tre volte a segno Ridnour, l'ultima di Jennings) per chiudere il terzo quarto sul -3, 82-85. Jennings si scatena nell'ultimo quarto con 13 punti, tra cui la tripla del pareggio a quota 98 e il layup del 104-102 a 45 secondi dalla fine. Pareggia Terry, poi ancora Ridnour e Jennings hanno i palloni per vincere ma sbagliano e si va al supplementare. Nowitzki decide: prima segna in avvicinamento per il 113-113, poi mette il tiro cadendo indietro dai cinque metri allo scadere su una rimessa giocata per lui da Kidd (anche 10 rimbalzi per il playmaker), aiutato da rimbalzi fortunati del pallone sul ferro e sul tabellone. Milwaukee: Jennings 25 (4/13, 4/9, 5/8 tl), Ilyasova 19, Ridnour 17. Rimbalzi: Ilyasova 12. Assist: Jennings 8. Dallas: Nowitzki 32 (11/23, 1/2, 7/8 tl), Gooden 22, Terry 19. Rimbalzi: Gooden 14. Assist: Kidd 17.